Il Catania cerca l’equilibrio tra giovani da valorizzare ed esperienza per affrontare la stagione 2026/27.
Il Catania che si prepara ad affrontare la stagione 2026/27 sembra trovarsi davanti a una sfida che va oltre moduli, mercato e risultati immediati.
Costruire una squadra competitiva oggi senza dimenticare quella di domani.
Negli ultimi anni il progetto rossazzurro ha fatto spesso affidamento su calciatori di esperienza, curriculum e conoscenza della categoria. Una strategia comprensibile per una società che ha l’ambizione di tornare rapidamente ai livelli che la propria piazza reclama.
Ma esperienza e prospettiva non devono necessariamente essere alternative.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti della rosa che sta prendendo forma: accanto ai giocatori più navigati iniziano ad esserci profili sui quali il Catania può provare a costruire qualcosa che vada oltre la singola stagione.
Leonardi, un investimento che adesso passa dal campo
Uno degli esempi più evidenti è Simone Leonardi.
Classe 2005, catanese, cresciuto calcisticamente nel settore giovanile della Sampdoria, Leonardi è rientrato dopo l’esperienza in prestito alla Ternana e ha già trovato spazio nelle prime due gare ufficiali della nuova stagione.
Contro Vicenza e Parma, Emilio Longo lo ha schierato dal primo minuto.
Due titolarità che non trasformano Leonardi automaticamente in una certezza e che sarebbe sbagliato caricare di significati eccessivi. Rappresentano però un’indicazione interessante: in questa fase il giovane attaccante sta avendo la possibilità di giocarsi realmente le proprie carte.
Ed è esattamente questo il passaggio fondamentale quando si parla di giovani.
Non basta possederne il cartellino.
Bisogna creare le condizioni perché possano sbagliare, crescere, conquistarsi spazio e dimostrare sul campo quale possa essere il loro livello.
Non soltanto Leonardi
Ridurre il discorso a un solo calciatore sarebbe però sbagliato.
Nella costruzione della rosa sono presenti altri profili giovani sui quali vale la pena mantenere l’attenzione.
Christian Torre, esterno offensivo classe 2007, rappresenta un investimento evidentemente orientato alla prospettiva.
Christian De Falco, portiere classe 2006, è un altro elemento inserito con uno sguardo che necessariamente supera l’immediato.
C’è poi Kevin Moie, aggregato alla prima squadra dopo il percorso nel settore giovanile rossazzurro.
A questi si aggiungono calciatori come Gabriele Pagliai e Filippo Rinaldi, entrambi classe 2002: profili differenti rispetto ai giovanissimi, ma ancora con margini importanti del proprio percorso professionale.
Il punto, però, non è compilare semplicemente una lista di date di nascita.
Una rosa diventa realmente più giovane quando quei giocatori iniziano ad avere un ruolo nel progetto tecnico.
Jimenez, il caso che apre una domanda
Ed è proprio qui che diventa interessante la situazione di Kaleb Jimenez.
Il trequartista classe 2002 rimane al centro di indiscrezioni di mercato relative all’Avellino. I contatti tra i club sono stati riportati da più fonti, ma al momento non esiste alcun comunicato ufficiale del Catania relativo a una sua cessione.
La sua situazione apre però una riflessione.
Se un club decide di investire sui giovani, questo significa necessariamente trattenerli tutti?
Non sempre.
La valorizzazione può passare anche attraverso una cessione, soprattutto quando permette alla società di reinvestire le risorse ottenute e migliorare complessivamente la squadra.
Ma proprio le eventuali operazioni riguardanti calciatori giovani e tecnicamente interessanti permetteranno di comprendere meglio quale direzione intenda prendere il Catania.
Non basterà quindi osservare chi parte.
Bisognerà capire perché parte e cosa viene costruito al suo posto.
L’esperienza continua a essere necessaria
Ringiovanire la rosa non significa però costruire una squadra composta esclusivamente da ventenni.
Sarebbe probabilmente l’errore opposto.
Una stagione lunga come quella di Serie C richiede giocatori capaci di gestire pressioni, momenti difficili e partite nelle quali esperienza e conoscenza della categoria possono diventare determinanti.
Il mercato rossazzurro continua infatti a guardare anche a profili più maturi. Nelle ultime ore, ad esempio, il nome di Matteo Ricci, classe 1994 ed ex Sampdoria, è stato accostato al Catania per il centrocampo.
La situazione, però, è in evoluzione: le informazioni circolate oggi non consentono di considerare il suo eventuale arrivo né concluso né tantomeno ufficiale.
Ed è proprio questo possibile equilibrio tra giocatori esperti e profili da valorizzare a rappresentare uno degli aspetti più interessanti della costruzione della squadra.
Giovane non significa automaticamente migliore
C’è anche un equivoco da evitare.
Abbassare l’età media non garantisce automaticamente una squadra migliore.
Così come avere tanti giocatori esperti non significa necessariamente possedere una squadra più affidabile.
Il vero obiettivo dovrebbe essere trovare giocatori funzionali alle idee dell’allenatore, indipendentemente dalla carta d’identità, mantenendo però all’interno della rosa un numero sufficiente di elementi capaci di crescere e acquisire valore.
Per un club come il Catania questo aspetto può diventare particolarmente importante.
Costruire ogni estate una squadra quasi completamente nuova significa ripartire continuamente da zero.
Costruire invece un nucleo capace di crescere nel tempo permette di creare continuità tecnica e, potenzialmente, anche patrimonio economico.
Una scommessa che non si giudica ad agosto
È ancora troppo presto per stabilire se il Catania abbia realmente cambiato filosofia.
Due partite ufficiali non bastano.
Qualche giovane inserito nella rosa non basta.
E nemmeno un mercato ancora aperto può fornire oggi una risposta definitiva.
I primi segnali, però, meritano di essere osservati.
Leonardi dovrà dimostrare di meritare lo spazio che sta ricevendo.
Torre, De Falco e gli altri giovani dovranno trovare progressivamente il proprio posto.
Le eventuali uscite, compresa quella di Jimenez qualora si concretizzasse, dovranno essere valutate nel contesto delle scelte complessive della società.
E i giocatori più esperti dovranno dimostrare sul campo di poter rappresentare realmente quel valore aggiunto che il curriculum, da solo, non può garantire.
Perché ringiovanire non significa semplicemente abbassare l’età media della rosa.
Significa creare le condizioni affinché alcuni giocatori possano crescere, incidere e diventare patrimonio tecnico del Catania.
La direzione sembra interessante.
Per stabilire se la scommessa sarà stata vinta, però, servirà ciò che conta davvero: il campo.
