Uno scudo rossazzurro, l’elefante, un vecchio pallone color cuoio e due parole: Calcio Catania. Per generazioni di tifosi non è mai stato semplicemente un logo. Il 15 ottobre quel simbolo tornerà all’asta. E nella corsa alla sua acquisizione è comparso un nome estraneo al mondo del calcio: Revolution Group Srl. Chi è? Perché partecipa? E cosa accadrebbe se il marchio non tornasse nelle mani del Catania FC?
Ci sono simboli che possono cambiare senza lasciare grandi tracce.
E poi ce ne sono altri che finiscono per diventare parte della memoria di una città.
Per Catania, quello scudo a strisce rosse e azzurre appartiene alla seconda categoria.
Lo hanno visto sulle maglie generazioni differenti. Ha attraversato vittorie, sconfitte, promozioni, retrocessioni, gli anni della Serie A e, infine, il momento più doloroso: la fine del Calcio Catania.
Oggi quello stemma esiste ancora.
Ma non appartiene al Catania FC.
E il prossimo 15 ottobre 2026 potrebbe finalmente conoscere un nuovo proprietario.
Quello stemma non è soltanto un logo
Il marchio che finirà all’asta è descritto negli atti della procedura in maniera quasi fredda: uno scudetto con strisce verticali alternate rosse e azzurre, la scritta «CALCIO CATANIA», un elefante grigio e, lateralmente, un pallone color cuoio.
Tecnicamente è corretto.
Ma racconta soltanto una parte della storia.
La registrazione del marchio oggetto della vendita risale al 4 febbraio 2004. Venne successivamente rinnovata nel 2014 e la Curatela fallimentare ha provveduto a un ulteriore rinnovo nel febbraio 2024.
Questo non significa, naturalmente, che l’identità rappresentata da quello stemma sia nata nel 2004.
Lo scudo rossazzurro, l’elefante e il richiamo alla città appartengono a una storia calcistica molto più lunga. La registrazione identifica giuridicamente il marchio che oggi viene venduto; il suo significato sportivo e popolare affonda invece nelle generazioni che hanno seguito il Calcio Catania.
Ed è proprio qui che un marchio smette di essere soltanto un elemento grafico.
Rosso, azzurro, elefante e quel vecchio pallone
Ogni elemento racconta qualcosa.
Il rosso e l’azzurro sono i colori che identificano il calcio catanese e che, da decenni, riempiono il Massimino.
Poi c’è l’elefante.
Il Liotru non appartiene soltanto al calcio. È uno dei simboli più riconoscibili della città di Catania e la sua presenza nello stemma crea un legame immediato tra squadra e territorio.
E infine c’è quel pallone color cuoio.
Un elemento dal sapore antico, quasi anacronistico nel calcio moderno, ma proprio per questo capace di rendere quello stemma immediatamente riconoscibile.
Presi singolarmente sono colori, forme e immagini.
Messi insieme diventano qualcos’altro.
Diventano Catania.
Perché per un tifoso vale molto più di 55 mila euro
Il valore economico fissato dalla procedura è perfettamente quantificabile.
Quello emotivo, evidentemente, no.
Quello stemma è comparso sulle maglie indossate negli anni più importanti della storia recente rossazzurra. È associato alla Serie A, alle domeniche del Massimino, alle trasferte, alle salvezze, alle vittorie contro le grandi del calcio italiano.
Ma anche alle retrocessioni, agli anni difficili e infine al fallimento.
È probabilmente proprio questo il motivo per cui la sua vendita ha provocato una reazione anche sugli spalti.
Durante Catania-Scafatese del 12 settembre, dalla Curva Nord è apparso uno striscione inequivocabile:
«Sulla storia non si compra la gloria. Giù le mani dal logo!»
Al di là delle diverse interpretazioni che si possono dare a quel messaggio, dimostra una cosa: per una parte della tifoseria questa non viene percepita come una normale asta commerciale.
È una questione di appartenenza.
Ma perché quello stemma non appartiene al Catania FC?
Per comprenderlo bisogna tornare alla fine della vecchia società.
Il Calcio Catania S.p.A. venne dichiarato fallito nel dicembre 2021 e nell’aprile successivo arrivò l’esclusione dal campionato.
Il Catania che conosciamo oggi è un’altra società.
Il nuovo club è ripartito nell’estate 2022 dalla Serie D, dando vita al percorso che avrebbe riportato immediatamente i rossazzurri tra i professionisti.
La rinascita sportiva, però, non trasferiva automaticamente alla nuova società tutti i beni appartenuti a quella fallita.
Tra questi c’era proprio il marchio.
Lo storico stemma è rimasto quindi nell’attivo della procedura fallimentare e oggi la Curatela lo mette in vendita per trasformare quel bene in risorse destinate alla procedura stessa.
Ecco perché il Catania FC può rappresentare oggi calcisticamente la città senza essere proprietario di quel simbolo.
15 ottobre: come funzionerà l’asta
Qui lasciamo da parte il valore sentimentale e arriviamo ai numeri.
L’asta è fissata per giovedì 15 ottobre 2026 alle ore 11:00. [Come avevamo raccontato nel nostro precedente approfondimento sull’asta dello stemma]
La vendita sarà senza incanto e con modalità telematica asincrona.
Il prezzo base è di 55.000 euro e coincide con l’offerta minima. Le offerte dovranno essere presentate entro le ore 11:00 del 14 ottobre.
In presenza di più offerenti si procederà alla gara, con rilanci minimi di 500 euro.
È inoltre previsto un deposito cauzionale pari al 10% del prezzo offerto.
La vendita rientra nella procedura fallimentare n. 254/2021 del Tribunale di Catania.
Numeri e regole piuttosto semplici.
È ciò che sta accadendo intorno a quell’asta a rendere tutto molto più interessante.
Revolution Group: chi è la società entrata in scena
Perché nelle ultime ore è comparso ufficialmente un altro nome.
Secondo quanto emerso il 21 settembre, Revolution Group è stata la prima società a presentare la documentazione necessaria per partecipare alla procedura di vendita dello storico marchio.
Ed è qui che la vicenda diventa inevitabilmente interessante per il tifoso.
Revolution Group non è una società calcistica.
È un’impresa catanese attiva principalmente nel settore di infissi, serramenti, porte, strutture e lavorazioni collegate all’edilizia.
Non stiamo quindi parlando di un altro club interessato a utilizzare lo stemma per partecipare a un campionato.
Stiamo parlando di un soggetto privato che opera in un settore completamente differente e che ha deciso di prendere parte alla vendita di uno dei marchi sportivi più riconoscibili della città.
Ed è inevitabile che nasca una domanda.
Perché Revolution Group vuole acquistarlo?
È probabilmente la domanda che in questo momento interessa maggiormente i tifosi.
Ed è anche quella alla quale, per adesso, non possiamo dare una risposta certa.
Non risulta una dichiarazione pubblica di Revolution Group che chiarisca quale progetto ci sia dietro la partecipazione all’asta.
Ed è importante fermarsi qui.
Si potrebbero immaginare diverse ragioni: interesse commerciale, valorizzazione del marchio, successivi accordi con altri soggetti o semplicemente un investimento.
Ma sarebbero, appunto, ipotesi.
Partecipare all’asta è un fatto. Il motivo per cui Revolution Group abbia deciso di farlo, allo stato attuale, non risulta pubblicamente spiegato.
E attribuire all’azienda un’intenzione senza una sua dichiarazione significherebbe trasformare una domanda legittima in una risposta inventata.
E se vincesse Revolution Group?
Qui è necessario sgombrare il campo da un possibile equivoco.
Acquistare lo stemma non significa acquistare la storia sportiva del Catania, né diventare automaticamente il Calcio Catania fondato nel 1946.
L’oggetto della procedura è il marchio.
Come sottolineato anche nell’analisi giuridica pubblicata da SudSport, l’acquisizione del logo non comporta automaticamente il ripristino o il trasferimento della vecchia ragione sociale.
Se Revolution Group dovesse aggiudicarselo, diventerebbe quindi proprietaria del bene e dei relativi diritti nei limiti previsti dalla registrazione e dalla normativa.
Cosa intenderebbe farne successivamente è un’altra questione.
E proprio perché non conosciamo oggi il progetto della società, sarebbe sbagliato prospettare scenari catastrofici o attribuirle intenzioni che non ha dichiarato.
E se invece tornasse al Catania FC?
Questo sarebbe lo scenario dal significato simbolico più immediato.
L’attuale Catania riunirebbe sotto la stessa realtà sportiva il presente del club e uno dei simboli più riconoscibili del proprio passato.
Non cancellerebbe il fallimento.
Non trasformerebbe giuridicamente il Catania FC nella vecchia società.
Ma permetterebbe di recuperare un elemento fondamentale dell’identità visiva con cui generazioni di tifosi hanno identificato la propria squadra.
Ed è probabilmente questa la differenza fondamentale tra valore giuridico e valore sentimentale.
Per un tribunale si vende un marchio.
Per un’azienda si può acquistare un bene immateriale.
Per una società di calcio può diventare un patrimonio storico.
Per un tifoso, invece, quello scudo può essere semplicemente lo stemma del Catania.
Il 15 ottobre qualcuno se lo aggiudicherà.
Fino ad allora rimangono due questioni differenti: chi sarà disposto ad arrivare più lontano nell’asta e, soprattutto, cosa intende fare Revolution Group di quel simbolo.
Alla prima domanda risponderà la procedura.
Alla seconda, prima o poi, dovrà arrivare una risposta.
