Un gol annullato, immagini che alimentano più dubbi che certezze e uno strumento tecnologico di cui si fatica a comprendere l’utilità. Potenza-Catania riapre una questione che va ben oltre i novanta minuti: quanto può essere credibile un campionato in cui gli episodi arbitrali continuano a lasciare così tante domande senza risposta?
Non chiediamo favori. Pretendiamo spiegazioni.
C’è un momento in cui la rabbia del tifoso dovrebbe lasciare spazio alla lucidità di chi racconta il calcio.
O almeno dovrebbe.
Perché dopo quanto visto in Potenza-Catania, anche per chi prova a osservare le partite con l’occhio del redattore, mantenere la calma diventa un esercizio sempre più complicato.
Non vogliamo parlare di complotti. Non vogliamo sostenere che ogni decisione arbitrale sia necessariamente contro il Catania. E soprattutto non vogliamo utilizzare gli arbitri come alibi per nascondere i limiti della nostra squadra.
Ma c’è una domanda alla quale qualcuno, prima o poi, dovrà rispondere.
Fino a quando dovremo continuare ad assistere a decisioni che, anziché chiarire gli episodi, finiscono per rendere il calcio sempre meno comprensibile?
Il rigore su Coda, quello del Potenza e un gol che grida spiegazioni
Partiamo da un presupposto: non tutti gli episodi meritano lo stesso giudizio.
Il possibile calcio di rigore su Coda? Le immagini lasciano spazio a interpretazioni. Si può discutere, si può protestare, ma non abbiamo elementi sufficienti per affermare con certezza che fosse un rigore solare.
Il calcio di rigore assegnato al Potenza? Possiamo accettare anche quella decisione.
Non è questo il punto.
Il punto è il gol annullato al Catania per fuorigioco.
Un’azione conclusa con una rete di pregevole fattura, cancellata da una segnalazione che, osservando le immagini televisive, lascia più di qualche perplessità.
Guardiamola, questa immagine.

Il fermo immagine del gol annullato a Cicerelli durante Potenza-Catania. Una posizione che continua a sollevare interrogativi.
Dove sarebbe il fuorigioco così evidente da giustificare l’annullamento della rete?
Qual è il riferimento esatto utilizzato per stabilire la posizione irregolare? In quale istante viene considerato il passaggio? Quale giocatore viene giudicato oltre la linea?
Attenzione: un fermo immagine televisivo, da solo, non può certificare matematicamente la regolarità di una posizione.
Ma proprio per questo pretendiamo di capire.
Se un gol viene annullato per una posizione tanto difficile da valutare a occhio nudo, il minimo che si possa chiedere è una spiegazione convincente.
Non un atto di fede nell’infallibilità dell’arbitro.
Una spiegazione.
FVS: tecnologia al servizio della giustizia o soltanto del cronometro?
E qui arriviamo al vero paradosso.
Abbiamo introdotto il Football Video Support, presentandolo come uno strumento capace di aiutare gli arbitri nelle decisioni più delicate.
Ma dopo settimane di campionato viene spontaneo chiedersi: a cosa serve realmente?
Non è il VAR della Serie A. Ha procedure, limiti e possibilità di intervento differenti. E proprio questi limiti dovrebbero essere spiegati con maggiore chiarezza a chi segue il campionato.
Perché il problema non è soltanto sapere se un episodio sia tecnicamente revisionabile.
Il problema è comprendere quale garanzia concreta offra il sistema quando una decisione determinante continua a essere contestata anche dopo aver visto le immagini.
Se la tecnologia non è in grado di chiarire una situazione, bisogna avere il coraggio di dirlo.
Se invece esistono elementi sufficienti per confermare una decisione, sarebbe opportuno renderli comprensibili.
Altrimenti la sensazione, sempre più diffusa, è che il calcio si fermi per minuti interminabili senza restituire ai tifosi ciò che dovrebbe contare davvero: maggiore certezza.
Non chiediamo una tecnologia che dia ragione al Catania. Chiediamo una tecnologia che aiuti a stabilire cosa sia successo.
E soprattutto che permetta di capirlo.
Giocare fuori casa è già difficile. Senza tifosi diventa ancora peggio.
C’è poi un altro aspetto che non possiamo continuare a ignorare.
Il Catania affronta trasferte nelle quali ai propri sostenitori viene impedito di seguire la squadra.
Una limitazione pesantissima per una tifoseria che ha sempre fatto della presenza sugli spalti uno dei propri punti di forza.
Giocare lontano dal Massimino è già complicato.
Farlo senza il sostegno dei propri tifosi significa rinunciare a una componente fondamentale del calcio.
E quando a questo scenario si aggiungono decisioni arbitrali che appaiono sfavorevoli e difficili da comprendere, il senso di impotenza diventa inevitabile.
Non stiamo dicendo che l’arbitro abbia deliberatamente favorito il Potenza.
Stiamo dicendo che la percezione di un trattamento ingiusto cresce ogni volta che un episodio controverso rimane senza una spiegazione convincente.
E un sistema sportivo serio non può permettersi di ignorare questa percezione.
Il Catania ha le sue colpe. E non intendiamo nasconderle.
Sia chiaro un concetto.
Il Catania deve rispondere delle proprie prestazioni, dei propri errori, delle occasioni sprecate e delle difficoltà mostrate sul terreno di gioco.
Quando una squadra sbaglia, va criticata.
Quando un allenatore compie scelte discutibili, vanno analizzate.
Quando un calciatore non rende secondo le aspettative, bisogna avere il coraggio di scriverlo.
Lo abbiamo fatto e continueremo a farlo.
Ma riconoscere le responsabilità della squadra non significa dover accettare passivamente qualsiasi decisione arbitrale.
Le due cose possono e devono convivere.
Una squadra può giocare male e subire un torto arbitrale nella stessa partita.
Una prestazione insufficiente non rende automaticamente corretta una decisione sbagliata.
Così come un episodio controverso non cancella gli errori commessi in campo.
Confondere questi due piani significa rinunciare a un’analisi seria.
E se il problema non riguardasse soltanto il Catania?
È forse questa la riflessione più importante.
Perché sarebbe troppo semplice trasformare tutto in una questione esclusivamente rossazzurra.
Ogni giornata di Serie C porta con sé proteste, polemiche, episodi discussi e decisioni che dividono tifosi e addetti ai lavori.
Non abbiamo elementi per sostenere che esista un disegno contro il Catania.
E non intendiamo inventarlo.
Ma proprio per questo la questione merita di essere affrontata a livello generale.
La classe arbitrale dispone degli strumenti e della preparazione necessari per garantire un livello adeguato alla competizione?
Il protocollo FVS è davvero efficace?
La comunicazione delle decisioni è sufficientemente trasparente?
E soprattutto: chi valuta gli errori, chi ne spiega le cause e quali correttivi vengono adottati per evitare che si ripetano?
Non sono domande provocatorie.
Sono domande legittime.
Perché il rispetto delle regole deve essere accompagnato dalla fiducia in chi è chiamato ad applicarle.
E quella fiducia non può essere pretesa. Deve essere conquistata.
Da tifoso sono stufo. Da redattore voglio capire.
Arriviamo al punto.
Da tifoso del Catania, sono stufo.
Stufo di vedere partite condizionate da episodi che lasciano il dubbio.
Stufo di dover discutere per giorni di un fischio anziché di un gol, di una giocata o di una scelta tattica.
Stufo di assistere a interminabili interruzioni senza riuscire a comprendere quale beneficio concreto abbia prodotto la tecnologia.
E soprattutto stufo di quella sensazione che accompagna troppe partite: quella di dover superare non soltanto l’avversario, ma anche ostacoli che con il calcio giocato dovrebbero avere ben poco a che fare.
Ma da redattore di FigliDelVulcano.it non posso fermarmi alla rabbia.
Voglio capire.
Voglio sapere perché quel gol è stato annullato.
Voglio conoscere gli elementi utilizzati per giudicare irregolare quella posizione.
Voglio comprendere quali possibilità concrete offrisse l’FVS in quell’episodio e quali fossero invece i suoi limiti.
E voglio sapere se qualcuno, all’interno degli organismi competenti, ritenga soddisfacente il livello di chiarezza offerto ai tifosi.
Perché una cosa deve essere chiara.
Non pretendiamo arbitri infallibili. Pretendiamo un sistema capace di riconoscere gli errori, spiegare le decisioni e assumersi le proprie responsabilità.
Il calcio è fatto di emozioni, rivalità, sconfitte e vittorie.
L’errore umano ne farà sempre parte.
Ma l’errore non può diventare un’abitudine da accettare in silenzio.
E il dubbio non può essere l’unica risposta che rimane a chi guarda una partita.
Il Catania deve fare meglio. Molto meglio, quando necessario.
Ma anche chi amministra e dirige questo campionato ha il dovere di fare la propria parte.
Perché qui non si tratta più soltanto di un gol annullato.
Si tratta della credibilità del calcio che ogni settimana ci chiedono di continuare ad amare.
E quella, francamente, merita molto più di un fischio e qualche minuto perso davanti a un monitor.
La Redazione – FigliDelVulcano.it
