Tre sconfitte nelle prime quattro giornate. Poco più di settantadue ore per rimettere insieme idee, certezze e classifica.
E dall’altra parte una squadra che, curiosamente, arriva anch’essa da una sconfitta.
Verrebbe quasi spontaneo pensare che Picerno-Catania sia l’incrocio fra due squadre chiamate semplicemente a reagire.
Sarebbe una lettura comoda.
Forse persino rassicurante.
Ma basterebbe fermarsi qualche minuto in più sui numeri, sulle partite e soprattutto sul modo in cui il Picerno ha costruito questo avvio di stagione per accorgersi che la questione è parecchio più complicata.
Perché l’1-0 subito sabato contro il Sorrento ha interrotto la corsa perfetta dei lucani, ma non ha cancellato ciò che era accaduto prima.
E ciò che era accaduto prima racconta qualcosa che il Catania farà bene a non sottovalutare.
Tre partite erano bastate per mandare un messaggio al campionato
Prima dello stop contro il Sorrento, il Picerno aveva vinto tutte le prime tre partite di campionato.
3-2 al Savoia.
2-0 sul campo della Scafatese.
Poi il risultato che più degli altri ha attirato l’attenzione: 4-1 all’Inter U23.
Nove punti, nove reti realizzate.
Numeri importanti.
Ma ancora una volta fermarsi ai numeri significherebbe perdere la parte più interessante.
Perché la squadra allenata da Claudio De Luca non sembra avere costruito quell’avvio attraverso un calcio speculativo o affidandosi esclusivamente agli episodi.
Il Picerno cerca campo.
E quando lo trova, sa perfettamente cosa farne.
Il modulo è soltanto il punto di partenza
Contro l’Inter U23 De Luca ha disposto la propria squadra con un 3-4-3: Marcone tra i pali; Bellodi, Del Fabro e Bassoli nella linea difensiva; Gemignani e Virgilio sulle corsie con Bianchi e Franco nel cuore del campo; Esposito, Abreu e Pugliese davanti.
Ma c’è un particolare da tenere presente.
Alla prima giornata, nel 3-2 contro il Savoia, il Picerno era stato schierato inizialmente con un 4-3-3.
Due fotografie differenti che raccontano una squadra capace di modificare la propria struttura senza necessariamente rinunciare ai propri principi.
Ed è probabilmente questo il primo problema che Longo dovrà risolvere.
Non tanto indovinare quale numero comparirà sulla lavagna tattica di De Luca.
Quanto capire dove il Picerno proverà a portare il Catania.
Una squadra che può aspettare il momento giusto
Il 4-1 contro l’Inter U23 è particolarmente istruttivo.
Per oltre mezz’ora la partita era rimasta equilibrata.
Poi, nel giro di appena tre minuti, il Picerno l’ha spaccata.
Al 37’ Virgilio ha trovato Abreu, bravo a girarsi e mettere il pallone all’incrocio.
Al 40’ combinazione sulla sinistra tra Esposito e Pugliese, pallone nel mezzo e inserimento dello stesso Virgilio per il 2-0.
Due reti differenti.
Una caratteristica comune.
La velocità con cui il Picerno riesce a trasformare uno spazio in un’occasione.
Non ha necessariamente bisogno di schiacciare l’avversario per lunghi periodi.
Può aspettare.
Può attirarlo.
E quando individua la zona nella quale accelerare, improvvisamente cambia ritmo.
È probabilmente questo uno degli aspetti che dovrebbero preoccupare maggiormente il Catania.
Abreu è il riferimento. Ma guardare soltanto lui sarebbe un errore
Al centro dell’attacco c’è Léo Abreu.
Quattro gol nelle prime tre giornate raccontavano già prima di Sorrento l’impatto del brasiliano sul campionato.
Contro il Savoia aveva segnato due volte.
Contro l’Inter U23 ha aperto la partita con una conclusione di qualità.
Ma Abreu non rappresenta soltanto l’ultimo uomo dell’azione.
La sua presenza permette agli uomini che gli giocano intorno di trovare spazi differenti.
Ed è qui che comincia la parte più delicata.
Perché se l’attenzione della difesa rossazzurra dovesse concentrarsi esclusivamente sul centravanti, il Picerno dispone di giocatori perfettamente in grado di approfittarne.
Virgilio: l’uomo che può comparire dove non lo aspetti
Paolo Virgilio è forse uno dei nomi che spiegano meglio il funzionamento della squadra.
Contro l’Inter ha fornito il pallone ad Abreu per l’1-0 e appena tre minuti dopo è arrivato dentro l’area per segnare personalmente il raddoppio.
Assist e inserimento.
Ampiezza e attacco dell’area.
È esattamente questa mobilità a rendere meno semplice leggere il Picerno attraverso una formazione stampata su un foglio.
Se il Catania riuscirà a costringerlo a ricevere lontano dalla porta, una parte del problema sarà risolta.
Se invece gli consentirà di accompagnare liberamente l’azione, la linea difensiva potrebbe trovarsi improvvisamente a gestire un uomo in più.
E non è l’unico.
Pugliese ed Esposito: quando il campo si allarga
Samuel Pugliese ed Emmanuele Esposito aggiungono un’altra dimensione.
Il primo possiede gamba e capacità di attaccare la profondità; il secondo può trovare la giocata tra le linee e accelerare l’azione.
Nel 3-2 contro il Savoia fu proprio Esposito, entrato nella ripresa, a servire Abreu per la rete decisiva.
Contro l’Inter, invece, una sua verticalizzazione aveva mandato Pugliese praticamente davanti al portiere prima che Melgrati salvasse il possibile 3-0.
Ed eccoci a un’altra parola chiave:
verticalità.
Il Picerno non sembra avere particolare interesse ad aggiungere passaggi quando intravede la possibilità di arrivare direttamente negli ultimi metri.
Per il Catania significherà soprattutto una cosa.
Le distanze dovranno essere corte.
Molto corte.
Perdere palla nel posto sbagliato potrebbe costare caro
Le difficoltà emerse contro la Scafatese hanno mostrato nuovamente quanto il Catania fatichi a trasformare il possesso in controllo reale della partita.
A Picerno questo potrebbe diventare un problema ancora più evidente.
Se Longo confermerà un sistema con uomini offensivi tra le linee e terzini chiamati ad accompagnare l’azione, la gestione della cosiddetta “palla persa” diventerà fondamentale.
Perché c’è una differenza enorme tra perdere il possesso quando la squadra è corta e perderlo quando cinque o sei uomini stanno già guardando la porta avversaria.
Nel secondo caso il Picerno può trovare ciò che cerca.
Campo.
E con campo davanti, alcuni dei suoi giocatori cambiano completamente pericolosità.
Poi dalla panchina può entrare Kanoute
Ed è probabilmente qui che la profondità della rosa lucana diventa ancora più interessante.
Contro l’Inter, Mamadou Kanoute è entrato al 77’.
All’81’ aveva già segnato.
Nel recupero ha segnato ancora.
Due reti costruite in maniera molto simile: ricezione sul lato sinistro dell’area, conduzione verso l’interno e destro indirizzato sul secondo palo.
Una doppietta in meno di venti minuti.
Significa che anche qualora il Catania riuscisse a contenere il tridente iniziale, De Luca dispone di un giocatore capace di modificare caratteristiche e ritmo dell’attacco a partita in corso.
E considerando che entrambe le squadre arriveranno all’appuntamento con appena tre giorni di recupero, la gestione delle sostituzioni potrebbe pesare quasi quanto quella degli undici titolari.
Ma il Picerno non è impermeabile
Fin qui abbiamo raccontato ciò che funziona.
Adesso arriva la parte che interessa maggiormente al Catania.
Perché il Picerno può essere messo in difficoltà.
Il Savoia è riuscito a segnare due volte al Curcio nella prima giornata.
L’Inter U23, dopo essere finita sotto 2-0, ha trovato il 2-1 con Agbonifo e per alcuni minuti ha realmente riaperto la partita.
E sabato il Sorrento ha fatto qualcosa che nessuno era ancora riuscito a fare in campionato: ha lasciato il Picerno senza gol e gli ha inflitto la prima sconfitta, vincendo 1-0 con la rete di Cargnelutti poco prima dell’intervallo.
Quella partita consegna a Longo un indizio.
Non necessariamente una soluzione.
Ma un indizio sì.
Dove può provare a colpirlo il Catania?
Se il Picerno sceglierà nuovamente il 3-4-3, uno dei territori più interessanti potrebbe diventare lo spazio alle spalle degli esterni di centrocampo.
Quando Gemignani e Virgilio salgono, la linea dei tre centrali deve scivolare rapidamente per proteggere l’ampiezza.
È lì che il Catania potrebbe provare ad isolare giocatori come Cicerelli o Lunetta.
Non attraverso un possesso lento.
Ma muovendo rapidamente il pallone da una zona all’altra e costringendo il blocco lucano a scivolare lateralmente.
E poi c’è Cavuoti.
Se Longo deciderà di confermarlo tra centrocampo e attacco, la sua posizione potrebbe diventare particolarmente interessante proprio contro una struttura a tre centrali.
Perché obbligherebbe il Picerno a una scelta.
Far uscire un difensore?
Abbassare un centrocampista?
Lasciargli ricevere?
Ogni risposta apre uno spazio differente.
Ed è forse proprio lì che il Catania potrebbe trovare qualcosa.
Ma soltanto se riuscirà ad arrivarci abbastanza velocemente.
La partita potrebbe decidersi prima ancora dell’area di rigore
Più si osserva questo Picerno e più emerge una sensazione.
Martedì potrebbe non essere una partita decisa principalmente da chi avrà più occasioni.
Potrebbe essere decisa da chi riuscirà a scegliere meglio quando accelerare.
Il Picerno ha già dimostrato di saperlo fare.
Il Catania, invece, continua a mostrarlo soltanto a intermittenza.
Contro il Cosenza sembrava aver trovato tempi, distanze e occupazione degli spazi.
Contro la Scafatese quella sensazione è nuovamente evaporata.
Ed è qui che Picerno-Catania smette di essere semplicemente la quinta giornata di campionato.
I precedenti? Aggrappiamoci pure a quelli. Ma senza esagerare
Volendo cercare un piccolo auspicio, qualche precedente al Curcio può strapparlo.
Il Catania ha già vinto a Picerno: 0-1 nel 2021-22 e ancora 0-1 nel novembre 2025. Nel gennaio 2025 terminò invece 1-1.
Ci sarebbe quindi materiale sufficiente per tirare fuori statistiche, cabala e ricordi favorevoli.
Facciamolo pure.
Ma senza crederci troppo.
Perché martedì non scenderanno in campo quelle squadre.
E soprattutto i precedenti non dovranno difendere Abreu, seguire gli inserimenti di Virgilio o trovare lo spazio alle spalle degli esterni lucani.
Dovrà farlo il Catania.
Il vero avversario potrebbe non essere il Picerno
E alla fine dei Raggi X rimane forse il dato più curioso.
Il Picerno arriva da una sconfitta.
Il Catania anche.
Entrambe avranno pochissimo tempo per recuperare.
Ma arrivano al Curcio portandosi dietro due domande profondamente differenti.
Il Picerno deve capire se lo stop contro il Sorrento abbia semplicemente interrotto una partenza eccellente.
Il Catania deve ancora capire se la propria partenza sia davvero cominciata.
Ed è una differenza enorme.
Longo può studiare il 3-4-3.
Può preparare le uscite sulla prima pressione.
Può cercare Cavuoti tra le linee e predisporre le coperture preventive per impedire al Picerno di correre.
Tutto corretto.
Ma prima o poi arriverà un momento nel quale la lavagna non basterà più.
Un pallone perso.
Un duello.
Un inserimento.
Una seconda palla.
Uno di quei momenti nei quali non conta più ciò che era stato preparato, ma quanto una squadra sia convinta di ciò che sta facendo.
Ed è forse per questo che Picerno-Catania nasconde un interrogativo ancora più grande di quelli tattici.
Abbiamo passato il Picerno ai Raggi X.
Abbiamo trovato punti di forza.
Abbiamo trovato spazi nei quali provare a colpirlo.
Abbiamo trovato persino qualche precedente al quale affidare un pizzico di scaramanzia.
Rimane soltanto una cosa che nessuna analisi dell’avversario può dirci.
Quale Catania arriverà davvero al Curcio?
Quello che contro il Cosenza sembrava finalmente aver trovato se stesso?
Oppure quello che appena cinque giorni dopo lo aveva già smarrito?
Il Picerno, almeno, cominciamo a conoscerlo.
Sul Catania qualche dubbio rimane ancora.
