Tre gol in tre minuti. Quattro reti segnate lontano dal Massimino. Una vittoria arrivata proprio quando attorno al Catania la pressione aveva probabilmente raggiunto il punto più alto.
La tentazione sarebbe quella di fermarsi al risultato.
Picerno 2, Catania 4. Reazione arrivata. Problema risolto.
Ma appena quattro giorni prima avevamo visto quanto possa essere pericoloso arrivare troppo velocemente alle conclusioni.
Dopo il 4-0 al Cosenza sembrava che qualcosa fosse finalmente scattato. Poi è arrivata la Scafatese e molte di quelle certezze sono evaporate nel giro di novanta minuti.
Ecco perché stavolta il risultato interessa fino a un certo punto.
Perché al Curcio è successo qualcosa di più interessante.
Il Catania non ha semplicemente vinto. Ha mostrato alcuni indizi su ciò che potrebbe diventare.
E per capire se siano davvero importanti bisogna andare un po’ più in profondità del 4-2.
Longo cambia. E il Catania risponde
Il tabellino ufficiale riporta un Catania disposto con Dini; Ierardi, Di Gennaro, Perrotta, Masciangelo; Quaini e Vallocchia; Bruzzaniti, Cavuoti e Cicerelli alle spalle di Russo.
Ma il dato interessante arriva soprattutto dalle parole di Emilio Longo.
Il tecnico ha spiegato nel dopogara di aver preparato una struttura pensata per pareggiare il sistema del Picerno, che in possesso tendeva a svilupparsi con un 3-2-5. Ha inoltre raccontato di aver utilizzato una retroguardia a tre anche per sopperire alla mancanza di terzini destri disponibili.
E questo dettaglio cambia parecchio la lettura della partita.
Perché quella di Picerno non sembra essere stata semplicemente una serata nella quale gli episodi sono finalmente girati dalla parte giusta.
Longo ha modificato qualcosa.
E la squadra ha risposto.
Tre minuti che raccontano molto più di tre gol
Al 31′ segna Ierardi.
Al 33′ Bruzzaniti.
Al 34′ Cavuoti.
Tre reti in poco più di tre minuti.
Una sequenza quasi irreale.
Eppure sarebbe un errore archiviarla semplicemente come una fiammata.
Il primo gol nasce dall’inserimento di Ierardi servito da Quaini. Il secondo porta la firma di Bruzzaniti. Il terzo vede Cavuoti pronto sulla respinta del portiere dopo la conclusione di Russo.
Tre marcatori differenti.
Tre situazioni differenti.
Soprattutto, più uomini dentro l’azione.
Ed è probabilmente questa la prima differenza da conservare.
Il Catania visto in alcune delle precedenti uscite aveva spesso dato la sensazione di dover costruire troppo per produrre troppo poco.
A Picerno, invece, quando si è aperto uno spazio, la squadra lo ha attaccato.
Senza aspettare.
Quaini e Vallocchia: forse la prima vera chiave
Nel calcio si tende inevitabilmente a guardare chi segna.
E con quattro marcatori differenti ce ne sarebbe abbastanza per riempire l’articolo.
Ma una parte importante della trasformazione vista al Curcio potrebbe essere avvenuta qualche metro più indietro.
Quaini e Vallocchia.
Con Torrasi indisponibile per un problema muscolare, Longo ha affidato loro il centrocampo.
La coppia ha garantito ordine ma soprattutto una circolazione capace di accompagnare maggiormente l’azione offensiva.
Non è un caso che proprio Quaini abbia partecipato direttamente alla costruzione dell’1-0 di Ierardi.
Non significa aver trovato definitivamente la coppia titolare.
Significa però aver trovato un’altra possibilità.
E in una squadra che finora ha faticato soprattutto a trovare continuità, non è poco.
Cavuoti continua a lasciare indizi
Poi c’è Nicolò Cavuoti.
Contro il Cosenza avevamo già individuato nella sua presenza tra centrocampo e attacco uno degli elementi più interessanti del nuovo Catania.
La sconfitta contro la Scafatese aveva complicato quella lettura.
Picerno la rimette prepotentemente sul tavolo.
Il gol del 3-0 è importante.
Ma probabilmente non è la cosa più interessante della sua partita.
Cavuoti offre al Catania un giocatore capace di occupare quello spazio nel quale un avversario è continuamente costretto a decidere.
Lo segue un centrocampista?
Esce un centrale?
Lo lascia ricevere?
Sono decisioni apparentemente piccole che possono però aprire metri per Cicerelli, Bruzzaniti e Russo.
Ed è per questo che la domanda comincia a diventare legittima:
può essere Cavuoti uno degli uomini attorno ai quali costruire l’identità offensiva del Catania?
Per rispondere servirà molto più di una partita.
Ma almeno adesso abbiamo abbastanza elementi per cominciare a porcela.
Bruzzaniti, finalmente
Se Cavuoti rappresenta una conferma rispetto ad alcuni segnali precedenti, Giovanni Bruzzaniti è probabilmente la vera novità di Picerno.
Gol al 33′.
Assist per la splendida rete di Cicerelli nella ripresa.
E anche un’altra rete successivamente annullata dopo revisione FVS.
Longo nel dopogara non ha nascosto che nelle occasioni precedenti Bruzzaniti non era riuscito a sfruttare pienamente lo spazio ricevuto, aggiungendo però che stavolta la sua prestazione è stata di livello decisamente differente.
Ed è una notizia importante.
Perché aggiungere un Bruzzaniti realmente dentro il sistema significa aggiungere un’altra soluzione a Cicerelli, Cavuoti, Russo, Lunetta, Insigne e agli altri uomini offensivi.
Significa soprattutto rendere il Catania meno prevedibile.
E poi c’è Cicerelli
Quando una squadra cambia molto, avere qualcuno che continua semplicemente a fare la differenza aiuta parecchio.
Cicerelli ha firmato il 4-0 al 57′ con una conclusione a giro dopo il servizio di Bruzzaniti.
Quattro gol.
Quattro marcatori.
Ma soprattutto la sensazione, per oltre un’ora, di una squadra capace finalmente di portare diversi uomini nelle zone nelle quali una partita viene decisa.
Forse è proprio questo l’aspetto che più distingue il Catania di Picerno da alcune delle versioni viste finora.
Non dover aspettare sempre la giocata dello stesso uomo.
Il 4-2, però, contiene anche un avvertimento
Ed è qui che bisogna frenare.
Perché al 57′ il risultato diceva 0-4.
Alla fine dice 2-4.
Pugliese ha accorciato al 75′. All’83’ Masciangelo è stato espulso e all’88’ Abreu ha trasformato il conseguente rigore.
C’è un’attenuante evidente.
Il Catania ha disputato il finale in inferiorità numerica e per qualche momento si è trovato addirittura in nove per il problema fisico accusato da Ierardi.
Ma rimane un piccolo campanello.
Una squadra che vuole crescere deve imparare anche a spegnere le partite.
Non soltanto ad accenderle.
Il dato forse più interessante arriva da Longo
Nel dopogara l’allenatore ha fornito alcuni numeri: secondo Longo, il Catania aveva concluso la gara con 18 tiri contro i 7 del Picerno e già prima della trasferta figurava tra le squadre che concedevano meno conclusioni, sottolineando anche il volume di possesso e di gioco sviluppato nell’area avversaria.
Sono dati citati dal tecnico e vanno letti come tali.
Ma aiutano a comprendere la sua posizione.
Longo sostiene che il processo fosse già in corso anche quando i risultati raccontavano altro.
E dopo Picerno ha ribadito un concetto preciso: una rosa profondamente rinnovata ha bisogno di tempo per assimilare principi e movimenti.
La questione, però, è che a Catania il tempo non viene misurato soltanto in settimane.
Viene misurato in risultati.
Ed è proprio per questo che il 4-2 pesa così tanto.
Dalla panchina in discussione alla risposta del campo
Non possiamo neppure fingere che Picerno-Catania sia stata una partita come tutte le altre.
Alla vigilia la posizione di Longo era finita pesantemente sotto osservazione e diverse ricostruzioni giornalistiche parlavano di valutazioni in corso sulla panchina.
Dopo la partita il tecnico ha incontrato anche il presidente Ross Pelligra.
Longo ha risposto a modo suo alle indiscrezioni: se sentirlo in discussione dovesse produrre nei suoi giocatori quella corsa e quella voglia, ha ironizzato, allora potrebbero metterlo a rischio ogni settimana.
Battuta a parte, c’è un elemento difficile da ignorare.
Nel momento di maggiore pressione, la squadra ha risposto sul campo.
E forse, per un allenatore, non esiste segnale più importante.
Ma abbiamo già commesso questo errore
Ed eccoci al punto.
Catania-Cosenza 4-0.
Sembrava la svolta.
Poi Catania-Scafatese 1-2.
Adesso Picerno-Catania 2-4.
Per questo sarebbe prematuro utilizzare nuovamente quella parola.
Svolta.
No.
Non ancora.
Picerno ci dice che il Catania possiede qualità.
Che alcune scelte possono funzionare.
Che Cavuoti può incidere tra le linee.
Che Bruzzaniti può diventare una risorsa importante.
Che Quaini e Vallocchia rappresentano una soluzione.
Che Longo è riuscito a cambiare qualcosa e ottenere una risposta.
Ma manca ancora la cosa che separa una buona squadra da una squadra realmente riconoscibile.
La continuità.
E sabato arriva già un’altra risposta
Il calendario non lascia molto tempo per godersi il successo.
Sabato 19 settembre alle 20:30 il Catania tornerà al Massimino contro il Barletta.
Ed è probabilmente la partita perfetta per capire qualcosa in più.
Non perché sia già decisiva.
Ma perché dopo Cosenza avevamo chiesto una conferma e non era arrivata.
Adesso siamo esattamente allo stesso punto.
Con una differenza.
A Picerno il Catania non ha soltanto segnato quattro gol.
Ha mostrato soluzioni.
Movimenti.
Alternative.
Una struttura preparata specificamente per mettere in difficoltà l’avversario.
Sono indizi.
Non ancora prove.
Longo ha trovato la strada?
Forse.
Ed è probabilmente la risposta più corretta che possiamo dare oggi.
Perché dopo cinque giornate sarebbe assurdo sostenere che tutti i problemi siano improvvisamente scomparsi.
Così come sarebbe difficile ignorare quello che abbiamo visto per oltre un’ora al Curcio.
Longo chiedeva tempo.
Il Catania, però, aveva bisogno che quel tempo cominciasse finalmente a lasciare qualcosa sul campo.
A Picerno qualche traccia si è vista.
Adesso arriva la parte più difficile.
Rivederla.
Sabato contro il Barletta non serviranno necessariamente altri quattro gol.
Servirà qualcosa di molto più importante.
Dimostrare che Picerno non sia stata un’altra splendida eccezione.
Ma l’inizio di un’abitudine.
