Cinque partite.
Una sola vittoria.
Tre pareggi.
Nove gol subiti.
Basterebbe fermarsi qui.
Guardare la classifica, aggiungere il fattore Massimino e pensare che, dopo il 4-2 di Picerno, per il Catania sia arrivato finalmente l’avversario giusto per provare a dare continuità alla vittoria del Curcio.
Sarebbe una lettura comoda.
Forse persino logica.
Ma c’è qualcosa nei primi novanta minuti giocati dal Barletta contro alcune delle squadre più attese del Girone C che suggerisce di non fidarsi troppo delle apparenze.
Ed è proprio da lì che bisogna cominciare.
Una neopromossa che ha già smesso di comportarsi da neopromossa
Il Barletta arriva al Massimino con 6 punti dopo cinque giornate: 3-3 sul campo della Casertana, 3-0 casalingo contro il Bari, 2-2 a Crotone, sconfitta per 3-1 a Casarano e infine 1-1 contro la Salernitana.
La sequenza dice qualcosa.
Ma non ancora tutto.
Perché dentro quei risultati ci sono 10 gol segnati, ma anche 9 subiti. Una squadra capace di segnare tre volte alla Casertana e altrettante al Bari, di trovarne due a Crotone, ma anche di concedere con una certa frequenza.
In altre parole: il Barletta non sembra particolarmente interessato a vivere questo campionato aspettando che siano gli altri a decidere cosa debba succedere.
E contro il Catania questo particolare potrebbe diventare parecchio interessante.
Il 3-4-2-1 è soltanto la fotografia iniziale
Contro la Salernitana, Massimo Paci ha schierato Matosevic tra i pali; Manetta, Bizzotto e Vona nella linea a tre; Coccia e Laringe sugli esterni con Voca e Franco dentro; Partipilo e Da Silva alle spalle di Ferrante.
Sulla carta è un 3-4-2-1.
In campo, però, fermarsi ai numeri rischia di raccontare poco.
La presenza dei due uomini alle spalle del centravanti permette al Barletta di occupare zone differenti senza necessariamente cambiare struttura. Gli esterni possono dare ampiezza, mentre Partipilo e Da Silva possono muoversi dentro il campo e costringere centrocampisti e difensori avversari a prendere decisioni continue.
Seguire?
Accorciare?
Oppure proteggere lo spazio alle proprie spalle?
È proprio quando l’avversario comincia a farsi queste domande che il Barletta prova a trovare la giocata successiva.
Da Silva: il nome che il Catania dovrà conoscere bene
Se c’è un giocatore sul quale vale la pena soffermarsi qualche secondo in più, è Mateus Da Silva.
E non soltanto per i numeri.
Contro la Salernitana è stato lui a creare l’episodio dal quale è nato il vantaggio biancorosso: percussione sulla sinistra, difensore puntato e conclusione deviata nella propria porta da Pieraccini. Nella stessa partita si era anche procurato un rigore, successivamente cancellato dopo la revisione FVS.
Da Silva rappresenta esattamente il tipo di giocatore che può trasformare una situazione apparentemente innocua in un problema.
Riceve.
Punta.
Porta l’avversario a scegliere.
Ed è soprattutto quando riesce ad arrivare fronte alla porta che il Barletta può cambiare velocità.
Non sarà l’unico uomo da controllare.
Ma potrebbe essere quello da non perdere di vista.
Partipilo e quella zona che può diventare pericolosa
Poi c’è Anthony Partipilo.
Contro la Salernitana ha agito alle spalle della punta e, quando ha avuto la possibilità di ricevere vicino all’area, ha provato immediatamente a trasformare il possesso in qualcosa di pericoloso. Nel secondo tempo una sua conclusione a giro è terminata di poco fuori.
È qui che la partita comincia a intrecciarsi con il Catania.
Perché il problema non sarà soltanto impedire al Barletta di arrivare sulle fasce.
Sarà capire chi dovrà occuparsi degli uomini che si muovono dietro il riferimento offensivo.
E contro una struttura con due giocatori capaci di gravitare tra centrocampo e difesa, una lettura sbagliata può bastare per aprire una linea di passaggio che fino a un secondo prima non esisteva.
Ferrante: il dubbio che può cambiare qualcosa
C’è però un’incognita.
Alexis Ferrante contro la Salernitana è rimasto in campo soltanto pochi minuti prima di dover uscire per un problema fisico.
Le indicazioni successive sono state più incoraggianti: Paci ha spiegato che l’attaccante avrebbe effettuato un test in allenamento e si è detto molto positivo sulla possibilità di averlo a disposizione per Catania.
La sua eventuale presenza non sarebbe un dettaglio.
Non soltanto per quello che può fare Ferrante.
Ma per quello che permette di fare agli altri.
Un riferimento centrale capace di occupare i difensori libera infatti metri nei quali Partipilo e Da Silva possono muoversi, ricevere e attaccare la seconda giocata.
Se invece Ferrante non dovesse essere nelle condizioni migliori, Paci sarà costretto a modificare almeno una parte di questo meccanismo.
Ed è una delle situazioni da tenere sotto osservazione fino alla vigilia.
Ma il Barletta sa anche aspettare
Qui arriva forse l’aspetto più interessante.
Perché pensare a una squadra capace di segnare dieci volte nelle prime cinque giornate potrebbe far immaginare un Barletta costantemente aggressivo e disposto ad attaccare.
Contro la Salernitana abbiamo visto anche altro.
Paci ha spiegato di aver scelto in alcuni momenti un blocco basso, togliendo spazio e profondità agli attaccanti granata per poi cercare le ripartenze.
Questo significa che il Catania potrebbe trovarsi davanti una partita molto diversa da quella di Picerno.
E forse è proprio qui che comincia il vero test.
Il paradosso di Picerno
Martedì il Catania ha dimostrato di poter diventare devastante quando la partita gli concede campo.
Tre gol in pochissimi minuti.
Verticalità.
Inserimenti.
Più uomini capaci di accompagnare l’azione.
Il successo per 4-2 ha mostrato un Catania molto più efficace quando può riconoscere uno spazio e attaccarlo immediatamente.
Sabato, però, quello spazio potrebbe non esserci sempre.
Se Paci dovesse riproporre un blocco più prudente, il Catania sarebbe costretto a fare qualcosa di differente:
crearlo.
Ed è una differenza enorme.
Perché una cosa è correre dentro un corridoio lasciato dall’avversario.
Un’altra è riuscire ad aprirlo quando davanti trovi una squadra corta, organizzata e disposta ad aspettarti.
Forse il Barletta arriva al Massimino nel momento perfetto per capire proprio questo.
Catania, stavolta Longo dovrà cambiare qualcosa per forza
C’è poi una certezza.
Edoardo Masciangelo non ci sarà.
Il laterale rossazzurro è stato squalificato per una giornata dopo l’espulsione rimediata a Picerno.
E la sua assenza si aggiunge a quella di Gabriele Pagliai, fermo per il problema al ginocchio che lo aveva già escluso dalle ultime gare. Alla trasferta di Picerno non aveva inoltre partecipato Emanuele Torrasi, fermato da una sofferenza muscolare: al momento della pubblicazione non risulta ancora una comunicazione ufficiale del club che ne certifichi il recupero per sabato.
Quindi una cosa va chiarita: Torrasi va considerato in dubbio, non già indisponibile, almeno finché non arriveranno convocati o aggiornamenti ufficiali.
Longo dovrà comunque intervenire sulla struttura che ha vinto al Curcio.
L’assenza di Masciangelo apre inevitabilmente una scelta sulla corsia sinistra e Donnarumma rappresenta una delle possibilità indicate alla vigilia.
Ma ridurre tutto alla sostituzione di un nome sarebbe probabilmente un errore.
La vera domanda sarà un’altra:
quanto del Catania visto a Picerno potrà essere conservato cambiando almeno uno degli equilibri che lo avevano sostenuto?
Il Barletta proverà a costringerlo a pensare
Le parole pronunciate da Paci prima della trasferta siciliana sono piuttosto indicative.
Il tecnico ha chiesto al suo Barletta di affrontare il Massimino con coraggio e concentrazione, sottolineando soprattutto la necessità di compiere un ulteriore passo avanti nella fase di non possesso e nella gestione degli errori individuali. Ha inoltre descritto il Catania come una squadra naturalmente portata a voler gestire il pallone.
Tradotto sul campo, significa che difficilmente il Barletta arriverà a Catania senza un piano preciso per ciò che accade quando il pallone ce l’avranno i rossazzurri.
Ed è probabilmente questo il dettaglio che deve interessare maggiormente Longo.
Picerno ha concesso al Catania la possibilità di accelerare.
Il Barletta potrebbe provare a costringerlo a ragionare.
Dove può provare a colpire il Catania?
Finora abbiamo raccontato i problemi che il Barletta può creare.
Ma c’è anche l’altra faccia.
Nove reti subite in cinque partite non possono essere ignorate.
E una struttura con esterni chiamati a partecipare alle due fasi porta inevitabilmente con sé un rischio.
Quando il Barletta riesce ad accorciare, può diventare compatto.
Quando invece perde il pallone mentre gli esterni sono già saliti e i giocatori offensivi sono dentro l’azione, lo spazio cambia improvvisamente proprietario.
È lì che il Catania dovrà essere feroce.
Non necessariamente attraverso un possesso lungo.
Anzi.
Recupero.
Primo passaggio pulito.
Cambio di lato o verticalizzazione immediata.
E poi corsa.
Cicerelli da una parte, Bruzzaniti dall’altra e Cavuoti nelle zone interne possono rappresentare esattamente il tipo di giocatori capaci di trasformare pochi metri concessi in una situazione offensiva vera.
Ma servirà riconoscere il momento.
Perché potrebbe durare pochissimo.
Cavuoti potrebbe ritrovarsi ancora dentro la partita
Ed eccoci a un altro punto interessante.
Se gli esterni del Barletta dovessero abbassarsi formando una linea più protetta, lo spazio più importante potrebbe non essere sulle fasce.
Potrebbe trovarsi davanti ai tre centrali e alle spalle dei centrocampisti.
Esattamente una delle zone nelle quali Nicolò Cavuoti può diventare fastidioso.
Ricevere lì significa obbligare qualcuno a uscire.
E quando un difensore rompe la propria linea, da qualche altra parte inevitabilmente si apre qualcosa.
Russo può attaccarlo.
Cicerelli può entrarci.
Bruzzaniti può arrivarci dal lato opposto.
Non è detto che accada.
Ma è uno dei duelli tattici che vale la pena osservare.
Il precedente più recente appartiene quasi a un altro calcio
Catania e Barletta non si affrontano al Massimino da oltre trent’anni.
Il bilancio storico complessivo registra dieci confronti, con sei vittorie del Catania, un pareggio e tre successi del Barletta.
Numeri curiosi.
Poco più.
Perché sabato non giocheranno quei Catania e quei Barletta.
Giocheranno due squadre che stanno ancora cercando di capire esattamente cosa vogliono diventare.
Ed è questo che rende la partita molto più interessante di quanto possa suggerire la classifica dopo appena cinque giornate.
Il vero esame comincia adesso
Il Catania ha già dimostrato di saper reagire.
Lo ha fatto contro il Cosenza.
Poi ha perso contro la Scafatese.
Lo ha rifatto a Picerno.
Adesso deve dimostrare qualcosa di differente.
Continuare.
Il Barletta arriva al Massimino dopo aver già segnato tre gol al Bari, tre alla Casertana e due a Crotone. Contro la Salernitana ha dimostrato di poter abbassare il baricentro, togliere profondità e aspettare il momento per ripartire.
Non sembra l’avversario ideale per una serata tranquilla.
Forse, però, è proprio l’avversario che serviva.
Perché dopo il 4-2 di Picerno non abbiamo più bisogno di sapere se questo Catania sia capace di giocare una grande partita.
Quello lo abbiamo già visto.
Abbiamo bisogno di capire se sia capace di riconoscersi nella partita successiva.
Il Barletta è passato ai Raggi X.
Adesso resta una domanda alla quale nessuna analisi può rispondere.
Quello visto a Picerno era finalmente il Catania di Longo?
Oppure sabato saremo costretti, ancora una volta, a ricominciare da capo?
