Ci sono partite nelle quali i tre punti pesano esattamente tre punti. E ce ne sono altre nelle quali il risultato sembra quasi diventare una risposta.
Il Catania arrivava al “Donato Curcio” portandosi dietro molto più della sconfitta contro la Scafatese. C’erano dubbi, critiche, una classifica che chiedeva immediatamente un cambio di passo e, soprattutto, una pressione crescente attorno a Emilio Longo. Alla vigilia, la trasferta di Picerno era stata descritta da più parti come uno degli appuntamenti potenzialmente decisivi per il futuro dell’allenatore rossazzurro.
Serviva una risposta.
È arrivata. Ma la maniera in cui è arrivata racconta qualcosa di più interessante del semplice 2-4 finale.
Prima gli indizi, poi quattro minuti che cambiano tutto
Il Catania non aspetta che sia la partita a scegliere la propria direzione.
Parte cercando immediatamente la metà campo avversaria e mostrando soprattutto un atteggiamento differente rispetto a quello visto pochi giorni prima al Massimino. Russo prova a rendersi pericoloso già nelle battute iniziali, Quaini cerca la conclusione dalla distanza e Cavuoti trova spazio al limite dell’area.
Sono segnali.
La partita, però, rimane ancora lì.
Fino alla mezz’ora.
Al 30’ Ierardi trova il gol che rompe l’equilibrio. Passano appena due minuti e Bruzzaniti firma il raddoppio. Al 34’ Cavuoti completa una sequenza quasi brutale: tre reti rossazzurre nell’arco di quattro minuti.
Tre colpi praticamente consecutivi.
E improvvisamente il Catania che pochi giorni fa sembrava incapace di dare continuità alle proprie certezze si ritrova padrone della partita.
Non è soltanto una questione di precisione sotto porta. Cambia la sensazione trasmessa dalla squadra.
C’è aggressività. C’è maggiore velocità nella giocata. Soprattutto c’è quella capacità di approfittare del momento favorevole che era mancata in altre occasioni.
Il Picerno vacilla e il Catania, stavolta, non aspetta che possa rialzarsi.
Il quarto gol sembra mettere il punto
Nella ripresa arriva un’altra conferma.
Bruzzaniti serve Cicerelli, che al volo trova la rete del 4-0. La partita, almeno apparentemente, è finita.
Ed è proprio qui che la serata comincia ad assumere un significato particolare.
Perché il Catania non sta semplicemente vincendo lontano dal Massimino. Sta costruendo una risposta pesante a tutto ciò che aveva accompagnato la vigilia.
Longo era arrivato a Picerno con la propria posizione al centro delle discussioni. Repubblica aveva riferito che, in caso di risultato negativo, avrebbe potuto aprirsi una valutazione sul suo allontanamento, indicando anche contatti vivi con Fabio Caserta. Non era un esonero deciso, né tantomeno un’ufficialità societaria: era però la fotografia di una pressione ormai evidente.
Il campo risponde nel modo più semplice possibile.
Quattro gol.
Ma proprio quando tutto sembra definitivamente sistemato, succede qualcosa che impedisce di archiviare questa partita come una serata perfetta.
Sul 4-0 cambia la partita
Il Picerno non smette di giocare.
E il Catania, progressivamente, perde quella ferocia che gli aveva permesso di prendere il controllo della gara.
Al 75’ Pugliese accorcia le distanze.
Nel finale Masciangelo commette fallo in area su Virgilio: arriva il cartellino rosso per il rossazzurro e il calcio di rigore per il Picerno. Abreu trasforma e porta il risultato sul 2-4.
Una partita che sul 4-0 sembrava non avere più nulla da raccontare improvvisamente costringe il Catania a rimanere dentro il match fino agli ultimi istanti.
Non abbastanza per mettere realmente in discussione la vittoria.
Abbastanza, però, per lasciare una traccia.
Ed è qui che Picerno diventa interessante
Sarebbe facilissimo leggere questa partita soltanto attraverso il risultato.
Il Catania ha vinto. Ha segnato quattro gol. Ha reagito alla sconfitta con la Scafatese e ha conquistato la prima vittoria esterna della stagione.
Tutto vero.
Ma questa squadra continua a mostrare due volti che sembrano quasi incompatibili.
Contro il Cosenza aveva dominato 4-0. Pochi giorni dopo era caduta in casa contro la Scafatese. Questa sera è stata capace di portarsi sullo 0-4 a Picerno, salvo poi concedere due reti nel finale.
Ed è forse questo il vero tema che la vittoria del Curcio consegna a Longo.
Non capire quanto sia forte il Catania.
Capire quanto riesca a esserlo con continuità.
Perché la squadra vista nella fase centrale del primo tempo ha mostrato cosa può succedere quando qualità, aggressività e concretezza si presentano contemporaneamente. Tre gol in quattro minuti non hanno semplicemente indirizzato una partita: hanno mostrato il potenziale offensivo di una rosa che, quando riesce ad accelerare insieme, può diventare difficilissima da contenere.
Poi è arrivato il finale.
E sarebbe altrettanto sbagliato trasformare quei minuti in un processo. Una squadra avanti di quattro reti inevitabilmente può abbassare intensità e concentrazione; inoltre l’espulsione di Masciangelo ha modificato ulteriormente gli ultimi istanti della gara.
Ma ignorarli completamente significherebbe perdere il dettaglio forse più utile della serata.
La risposta è arrivata. Adesso viene la domanda più difficile
Longo chiedeva tempo. Il Catania aveva bisogno di risultati.
A Picerno le due esigenze si sono incontrate.
La vittoria allontana inevitabilmente parte della pressione che accompagnava l’allenatore alla vigilia e restituisce alla squadra una serata nella quale poter riconoscere molte delle proprie qualità.
Ma il 2-4 del Curcio non chiude il discorso.
Semmai lo rende più interessante.
Perché dopo cinque giornate abbiamo già visto un Catania capace di travolgere il Cosenza e di segnare quattro reti a Picerno. Abbiamo però visto anche una squadra perdere contro Inter U23, Monopoli e Scafatese. Il rendimento, finora, ha vissuto di strappi più che di certezze.
Ed è probabilmente qui che si trova il passaggio più importante della serata.
Picerno non doveva dirci se il Catania avesse qualità. Quella non era la vera domanda.
Doveva mostrarci se, messo con le spalle al muro, questo gruppo fosse ancora capace di reagire.
La risposta è stata forte.
Adesso, però, ne rimane un’altra.
Perché dopo il 4-0 al Cosenza sembrava potesse essere cominciato qualcosa. La Scafatese ha immediatamente rimesso tutto in discussione. E questa sera, per la seconda volta, il Catania ha mostrato un volto capace di far immaginare una stagione completamente diversa.
Il prossimo passo non sarà dimostrare di saper giocare così.
Quello, ormai, lo abbiamo visto.
Sarà capire se il Catania riuscirà finalmente a smettere di dover ricominciare ogni volta da capo.
