Il Catania reagisce, rimette in piedi la partita e per qualche minuto sembra poterla ribaltare. Poi si spegne e al 90′ arriva la punizione di Toscano. Contro la Scafatese emerge un problema che va oltre il risultato: questa squadra, oggi, fatica ancora a governare le partite.
Tre sconfitte nelle prime quattro giornate di campionato. Due, soprattutto, sono arrivate al Massimino.
Il 2-1 della Scafatese non può essere archiviato semplicemente come una partita storta o come una beffa arrivata al novantesimo. Perché prima del tiro di Toscano che decide la gara c’erano stati quasi novanta minuti nei quali il Catania aveva mostrato due volti completamente differenti.
Ed è proprio questa discontinuità, forse ancora più del risultato, a rappresentare il dato più preoccupante.
Un primo tempo lasciato alla Scafatese
L’inizio racconta immediatamente le difficoltà dei rossazzurri.
La Scafatese non arriva al Massimino per limitarsi a difendere. Occupa bene il campo, riesce a trovare spazi soprattutto nella zona centrale e costringe il Catania a giocare una partita diversa da quella che probabilmente aveva immaginato.
Al 16′ arriva l’episodio che rompe l’equilibrio: Palmieri entra in area, Torrasi interviene e l’arbitro indica il dischetto. Emmausso trasforma il rigore e porta avanti gli ospiti.
Ma il problema non è soltanto essere andati sotto.
È ciò che accade dopo.
Il Catania fatica ad aumentare il ritmo, muove il pallone senza riuscire con continuità a creare superiorità e soprattutto non dà mai la sensazione di riuscire a schiacciare la Scafatese nella propria metà campo.
Russo e Cavuoti provano a rendersi pericolosi di testa, ma è troppo poco per una squadra chiamata a recuperare una partita davanti al proprio pubblico.
All’intervallo il Massimino fischia. E non è difficile comprenderne il motivo.
Bruzzaniti cambia la partita
Longo interviene immediatamente.
Fuori Donnarumma, dentro Bruzzaniti. Il Catania cambia assetto e soprattutto cambia atteggiamento.
La differenza si vede quasi subito.
Bruzzaniti dà profondità e velocità sulla destra e al 54′ costruisce l’azione del pareggio: accelerazione sull’esterno e pallone servito a Flavio Russo, che firma l’1-1.
È probabilmente il momento migliore della partita rossazzurra.
Il Massimino si riaccende, la Scafatese arretra e per alcuni minuti sembra che l’inerzia della gara sia definitivamente cambiata.
Ed è proprio qui che nasce il più grande rimpianto.
Perché una squadra costruita per stare nelle zone importanti della classifica, in una situazione del genere, deve provare a trasformare quel momento in qualcosa di più.
Deve sentire la partita.
Deve capire che l’avversario sta soffrendo.
E deve provare a chiuderlo nella propria metà campo.
Il Catania, invece, non riesce a farlo.
La fiammata c’è. La continuità ancora no
La reazione dimostra che questa squadra possiede qualità e soluzioni.
Il problema è mantenerle nel tempo.
Dopo il pareggio il Catania attraversa una fase positiva, ma progressivamente perde intensità. La Scafatese supera il momento più complicato, torna a respirare e soprattutto comprende che la partita non è affatto finita.
Longo prova a cambiare ancora: entrano Insigne, Corbari, Coda e Masciangelo.
Le alternative offensive aumentano.
Non aumenta, però, la capacità di controllare la gara.
Ed è forse questo uno degli aspetti sui quali bisognerà lavorare maggiormente.
Il Catania sembra vivere ancora di momenti.
Quando aumenta ritmo e aggressività può diventare pericoloso. Quando quell’intensità diminuisce, però, la squadra perde metri, diventa più prevedibile e permette all’avversario di rientrare nella partita.
Contro la Scafatese è successo esattamente questo.
Il 90′ non è soltanto una beffa
Poi arriva il minuto che cambia completamente il giudizio sulla serata.
Al 90′ Toscano trova il 2-1 con una conclusione dalla distanza e il Massimino resta gelato.
Si può parlare di grande giocata individuale. Si può parlare di episodio.
Ma fermarsi all’episodio sarebbe troppo semplice.
Perché quella Scafatese, dopo aver sofferto la reazione del Catania, era riuscita nuovamente a prendere coraggio.
E una partita che il Catania avrebbe dovuto provare a vincere si era lentamente trasformata in una partita che poteva nuovamente perdere.
È questo il passaggio più pesante.
Neppure il forcing finale riesce a evitare la sconfitta: Insigne colpisce la traversa nel recupero, ma ormai il risultato non cambia.
Tre sconfitte in quattro giornate non sono più un dettaglio
Quattro partite sono poche per emettere sentenze definitive.
Sono però sufficienti per individuare dei segnali.
E il Catania ne sta mandando alcuni che non possono essere ignorati.
Tre sconfitte nelle prime quattro giornate sono troppe per una squadra partita con ambizioni importanti. Ancora più significativo è che due siano arrivate al Massimino.
Contro la Scafatese si è vista una squadra capace di reagire, ma non ancora capace di comandare una partita per novanta minuti.
Una squadra che può accendersi, ma che può anche spegnersi.
Una squadra che, soprattutto, continua a pagare molto caro i propri momenti negativi.
Il problema, quindi, non è soltanto il gol subito al novantesimo.
È essere arrivati al novantesimo permettendo alla Scafatese di poter ancora vincere la partita.
Adesso Picerno diventa molto più di una trasferta
E il calendario non concede tempo.
Martedì il Catania sarà chiamato a tornare immediatamente in campo contro il Picerno.
Una partita che, dopo la sconfitta con la Scafatese, assume inevitabilmente un peso diverso.
Non servirà soltanto una reazione emotiva.
Servirà capire se il Catania è capace di trasformare le fiammate viste nella ripresa in una prestazione continua, organizzata e soprattutto riconoscibile.
Perché il campionato è appena iniziato e c’è tutto il tempo per cambiare direzione.
Ma proprio per questo bisogna farlo adesso.
A Picerno il Catania non dovrà soltanto cercare punti.
Dovrà cominciare a dare una risposta a una domanda diventata inevitabile dopo quattro giornate: che squadra vuole essere?

