Sei partite.
Tre vittorie.
Tre pareggi.
Ancora nessuna sconfitta.
Basterebbe fermarsi qui per capire che domenica il Catania non troverà al Pinto un avversario qualsiasi.
La classifica racconta di una Casertana quarta con 12 punti, cinque in più dei rossazzurri. Ma c’è qualcosa che i numeri, da soli, non riescono a spiegare completamente.
Perché nelle prime sei giornate la squadra campana non ha sempre dominato.
Non ha sempre controllato.
Non ha sempre imposto il proprio calcio.
Eppure nessuno è ancora riuscito a batterla.
Ed è probabilmente proprio da qui che bisogna iniziare.
Non dalla classifica.
Ma dalla domanda che quella classifica inevitabilmente produce.
Perché questa Casertana non perde?
Una squadra che sa rimanere dentro le partite
L’ultimo indizio è arrivato da Cerignola.
Zero a zero.
Un punto conquistato in una partita nella quale la Casertana non ha avuto bisogno di comandare costantemente il gioco per riuscire a portare a casa qualcosa.
L’Audace Cerignola ha costruito più occasioni, ha concluso maggiormente verso la porta e ha costretto per alcuni momenti la squadra di Vinicio Espinal ad abbassarsi.
La Casertana ha sofferto.
Ma non è crollata.
Potrebbe sembrare una distinzione banale.
Non lo è.
Perché esistono squadre capaci di essere efficaci soltanto quando la partita segue il copione che avevano immaginato.
E poi ce ne sono altre che riescono a sopravvivere anche quando quel copione viene strappato.
Dopo sei giornate, la Casertana sembra appartenere soprattutto alla seconda categoria.
Il 3-5-2 è soltanto il punto di partenza
A Cerignola Espinal ha scelto De Lucia tra i pali; Belli, Kontek e Caporale nella linea difensiva; Oukhadda e Vezzoni sulle corsie; Mehic, Pezzella e Di Tacchio in mezzo; Castelli e Mancuso davanti.
Sulla carta è un 3-5-2.
Ma, come spesso accade, il numero racconta soltanto dove comincia la storia.
La vera forza di questa struttura sta nelle possibilità che offre durante le differenti fasi della partita.
Quando la Casertana riesce ad avanzare, i quinti possono alzarsi e dare ampiezza. Il centrocampo rimane numericamente importante e davanti le due punte possono occupare i centrali avversari senza lasciare completamente vuota la zona centrale.
Quando invece il pallone passa agli altri, la situazione cambia.
Gli esterni possono abbassarsi.
La linea diventa più profonda.
Gli spazi centrali diminuiscono.
E improvvisamente quello che sembrava un 3-5-2 può trasformarsi in qualcosa di molto più difficile da attraversare.
È qui che il Catania dovrà cominciare a ragionare.
Perché il problema potrebbe arrivare quando avrà il pallone
Contro il Barletta abbiamo visto una situazione piuttosto chiara.
Quando la partita ha concesso spazi, come era accaduto a Picerno, il Catania ha dimostrato di poter diventare estremamente pericoloso.
Quando invece quegli spazi devono essere creati, tutto diventa più complicato.
La Casertana potrebbe riproporre esattamente questo problema.
Non necessariamente attraverso una pressione esasperata per novanta minuti.
Potrebbe farlo semplicemente togliendo ciò che il Catania cerca.
Spazio tra le linee.
Profondità.
Possibilità di ricevere fronte alla porta.
E allora la domanda diventa inevitabile.
Cosa farà il Catania se la prima soluzione non funzionerà?
Oukhadda e Vezzoni: attenzione alle corsie
Nel 3-5-2 di Espinal gli esterni hanno un’importanza particolare.
Oukhadda da una parte.
Vezzoni dall’altra.
Il loro lavoro non serve soltanto ad allargare la squadra.
Serve a determinarne l’altezza.
Quando riescono ad avanzare, la Casertana può occupare il campo con più uomini e costringere l’avversario ad abbassare i propri esterni.
Quando devono difendere, invece, possono ricomporre rapidamente una linea più protetta.
Ed è proprio sulle corsie che potrebbe svilupparsi una delle battaglie più interessanti della partita.
Perché se il Catania riuscisse a costringerli a difendere costantemente, toglierebbe alla Casertana una parte importante della propria capacità di accompagnare l’azione.
Ma se accadesse il contrario, potrebbero essere i rossazzurri a ritrovarsi qualche metro più indietro del previsto.
E poi c’è un uomo che il Catania conosce molto bene
Francesco Di Tacchio.
Questa volta non serviranno video, database o relazioni degli osservatori per capire chi sia.
Il Catania lo conosce.
E lui conosce il Catania.
Il centrocampista ha lasciato i rossazzurri nelle ultime ore del mercato estivo trasferendosi proprio alla Casertana.
Domenica ritroverà dall’altra parte diversi compagni con i quali ha condiviso spogliatoio, allenamenti e partite.
Ma sarebbe troppo semplice trasformare tutto nella classica storia dell’ex.
Perché Di Tacchio, dentro questa Casertana, interessa soprattutto per un altro motivo.
La sua presenza aumenta fisicità ed esperienza nel cuore del campo.
Ed è proprio lì che potrebbe decidersi una parte consistente della partita.
La partita potrebbe cominciare proprio in mezzo
Il Catania visto nelle ultime settimane ha trovato alcune delle sue soluzioni migliori quando è riuscito a portare uomini tra centrocampo e difesa avversaria.
Cavuoti è probabilmente l’esempio più evidente.
Ricevere in quella zona significa costringere qualcuno a scegliere.
Un centrocampista deve abbassarsi?
Un centrale deve uscire?
Oppure gli viene concesso di girarsi?
Contro una mediana numericamente importante come quella della Casertana, però, trovare quello spazio potrebbe diventare più complicato.
E allora servirà movimento.
Non soltanto del pallone.
Degli uomini.
Perché se il Catania dovesse limitarsi a far circolare la sfera davanti alla struttura campana, rischierebbe di giocare esattamente la partita che la Casertana vuole.
Castelli e Mancuso: due uomini da non perdere
Davanti, Espinal può affidarsi a Castelli e Mancuso.
Due riferimenti che obbligano la linea difensiva a mantenere attenzione anche quando la Casertana attraversa una fase nella quale sembra aver rinunciato a comandare il gioco.
Ed è qui che può nascondersi un’altra insidia.
Una squadra che accetta di abbassarsi non necessariamente rinuncia ad attaccare.
A volte sta semplicemente aspettando.
Un recupero.
Un pallone giocato male.
Una seconda palla.
Un avversario che perde equilibrio.
E poi improvvisamente il campo diventa molto più lungo.
Per il Catania sarà quindi fondamentale capire quando accompagnare l’azione e quando proteggersi dalla possibile transizione.
Perché perdere il pallone nel posto sbagliato potrebbe trasformare una situazione offensiva in un problema nel giro di pochi secondi.
Però imbattibile non significa inattaccabile
Sei giornate senza perdere meritano rispetto.
Ma non devono diventare un alibi.
La partita di Cerignola ha mostrato anche l’altra faccia della Casertana.
I campani hanno concesso occasioni.
Sono stati costretti a difendere.
De Lucia è stato chiamato in causa.
L’Audace ha trovato possibilità per arrivare negli ultimi metri.
Significa che degli spazi esistono.
La questione sarà riuscire ad aprirli.
Ed è probabilmente qui che il Catania dovrà fare qualcosa di differente rispetto alla partita contro il Barletta.
Dove può provare a colpirla il Catania?
Contro una struttura a cinque in fase difensiva, continuare semplicemente ad allargare il pallone può non bastare.
Anzi.
Può diventare esattamente ciò che l’avversario desidera.
Il Catania dovrà provare a muovere la Casertana prima di attaccarla.
Portarla da una parte.
Costringerla a scivolare.
E poi cercare rapidamente il lato opposto.
Oppure trovare un uomo tra le linee capace di obbligare uno dei tre centrali a rompere la propria posizione.
È in quel momento che potrebbe aprirsi qualcosa.
Perché una difesa a tre può diventare estremamente difficile da superare quando rimane compatta.
Ma quando uno dei suoi elementi è costretto ad uscire, alle sue spalle inevitabilmente cambia qualcosa.
Ed è quello spazio che Cicerelli, Bruzzaniti, Cavuoti e gli altri uomini offensivi dovranno provare a riconoscere prima che venga nuovamente chiuso.
Ma Longo arriva a Caserta con qualche domanda in più
Il problema, però, non riguarda soltanto l’avversario.
Riguarda anche ciò che il Catania potrà effettivamente schierare.
Per Flavio Russo, invece, è arrivata una notizia ben più pesante del previsto. L’attaccante, uscito nel primo tempo contro il Barletta, ha riportato una lesione del tendine congiunto hamstring della coscia destra e dovrà sottoporsi a intervento chirurgico. Un’assenza importante per Longo, che perde così una delle soluzioni offensive in vista di Caserta e per le prossime settimane.
Cicerelli, anche lui costretto a fermarsi durante l’ultima gara, ha invece dato segnali più incoraggianti verso il recupero.
Con Russo certamente fuori, le indicazioni definitive sulle condizioni di Cicerelli aiuteranno a capire quali saranno realmente le scelte di Longo per Caserta.
Ed è proprio per questo che oggi sarebbe prematuro costruire un undici.
Perché conoscere la Casertana è possibile.
Sapere esattamente con quali uomini Longo proverà ad affrontarla, ancora no.
E forse proprio l’attacco nasconde la scelta più interessante
Se Russo non dovesse essere disponibile, il Catania perderebbe un attaccante con caratteristiche molto precise.
Profondità.
Aggressività.
Capacità di attaccare lo spazio.
Massimo Coda rappresenta una soluzione differente.
Non necessariamente peggiore.
Differente.
Ed è una distinzione importante soprattutto contro una difesa che potrebbe abbassarsi.
Perché in una partita con meno campo alle spalle dei centrali, potrebbe diventare più importante avere qualcuno capace di giocare anche spalle alla porta, legare l’azione e occupare l’area quando il pallone arriva dalle corsie.
Ma per capire se sarà davvero questa la strada bisognerà aspettare.
E forse è meglio così.
Perché questa partita può dirci qualcosa di nuovo
Dopo Picerno ci siamo chiesti se Longo avesse finalmente trovato una strada.
Contro il Barletta abbiamo scoperto che quella strada non può essere sempre la stessa.
Adesso arriva un avversario differente.
Una squadra imbattuta.
Organizzata.
Capace di soffrire.
Con cinque punti in più.
E soprattutto con una struttura che potrebbe chiedere al Catania qualcosa che finora non sempre è riuscito a fare.
Cambiare soluzione senza perdere identità.
È probabilmente questo il vero esame del Pinto.
Non dimostrare di essere capaci di vincere una partita.
Quello il Catania lo ha già fatto.
Non dimostrare di saper reagire.
Anche quello lo abbiamo già visto.
Domenica servirà qualcosa di più sottile.
Capire la partita.
E modificarla prima che sia la partita a modificare il Catania.
Il vero avversario potrebbe essere il tempo
La Casertana è ancora imbattuta.
Prima o poi qualcuno interromperà quella serie.
Potrebbe essere domenica.
Potrebbe accadere più avanti.
Ma probabilmente il punto non è nemmeno questo.
Il Catania arriva alla settima giornata con la necessità di cominciare a trasformare gli episodi positivi in qualcosa di riconoscibile.
Perché il campionato continua.
E mentre i rossazzurri cercano ancora la propria forma definitiva, davanti c’è già chi sta accumulando punti.
Abbiamo passato la Casertana ai Raggi X.
Abbiamo trovato una squadra capace di difendere.
Una squadra che sa aspettare.
Una squadra che può colpire quando la partita sembra essersi addormentata.
Ma abbiamo trovato anche degli spazi.
Dei momenti nei quali può essere costretta ad aprirsi.
Possibilità che il Catania dovrà essere abbastanza lucido da riconoscere.
Rimane soltanto una domanda.
Ed è quella alla quale nessuno scanner può rispondere.
Domenica il Catania riuscirà finalmente a cambiare la partita prima che sia la partita a cambiare lui?
